
In questi giorni in cui insieme a Marco sto organizzando il primo incontro di Mutazioni Digitali, previsto per il 18 ottobre alla Fnac di Roma, e dedicato al Citizen Journalism, sono parecchie le persone che, al di là di comunicarmi la loro adesione, mi chiedono “come sta andando l’organizzazione”…
Effettivamente mettere insieme un dibattito su temi del genere, e cercare relatori qualificati non è propriamente uno scherzo. Sono almeno 7 anni che non organizzo un evento pubblico, e per certi versi mi sento un pò arrugginito. In compenso nel frattempo ne ho visti parecchi, e ho notato una tendenza generale verso una crescente informalità che se da un lato mi affascina dall’altro non deve costituire l’alibi per produrre la classica “pecionata”, come si dice da queste parti. Lo terrò presente.
Va detto intanto che siamo molto motivati. Molte persone ci hanno manifestato la loro contentezza per una iniziativa che tende a risvegliare Roma da un generico torpore su questi argomenti, che vengono quasi funzionalmente ceduti alla grande capitale della comunicazione, Milano. Lungi dal voler rinfocolare una rivalità per molti versi stucchevole, cercheremo in ogni caso di non copiare il modello meneghino, e di trovare “una via diversa all’evento sul web”. Una via non necessariamente romana, e non è un caso che si svolga in un luogo - il mediastore di un grande centro commericale alla periferia della capitale - che ha davvero poco di caratteristico e di romano. Si direbbe un non-luogo per antonomasia, una via di mezzo tra un mondo metaforico e un luogo reale.
Effettivamente la Fnac è davvero un ambiente dove l’esperienza utente è in grado di sospendere il nostro tempo. Quante volte ci è capitato, lì dentro, di non guardare più l’orologio, e di perderci nel rito di sfogliare un “beau livre”, di ascoltare le preview di un CD, di giocare con le macchine fotografiche, di abbandonarci in questa culla della fruizione mediatica?
Di fatto Fnac è il luogo ideale per ospitare questi incontri, in cui mettiamo a confronto media tradizionali e “new media”. E questo perchè fin dagli anni ‘80 in questo store hanno convissuto i libri, con la loro sacralità immacolata, e quelli che allora chiamavamo “elettrodomestici”, e che ora fanno parte di un universo più ampio e sdoganato, quello dell’elettronica di consumo. Ma di consumo di cosa, se non - appunto - della cultura, dell’informazione, dell’intrattenimento, vale a dire quelli stessi contenuti che prima avevano un loro luogo e un loro supporto canonico e che oggi ciascuno di noi governa e manovra come vuole, dove vuole e quando vuole, grazie alle nuove tecnologie?
A quasi trent’anni di distanza la profezia implicita dei francesi di Fnac si è avverata e oggi anche le librerie più legate al totem della carta ospitano e vendono - anche se un pò tirate per i capelli - i nuovi strumenti della progressiva disintermediazione dei contenuti, quelli che permettono agli utenti di creare e condividere loro stessi i contenuti che guadagnano sempre più una loro dignità e una loro visibilità, tanto da costringere le major a prendere delle doverose contromisure, o quantomeno a mettere in discussione i loro modelli di business.
Volendo parlare di queste cose non propriamente adatte per una chiaccherata davanti a un prosecco, non pretendiamo di realizzare, con Mutazioni Digitali, degli incontri con una funzione divulgativa. Ci perdonerete, dunque, se non ci sentiremo in obbligo di spiegare tutto nei minimi dettagli, sarebbe un bizantinismo. Il ben più arduo compito della divulgazione lo lasciamo volentieri alle meritorie iniziative che - anche con il sostegno dell’industria - stanno partendo in tutto il paese, e che magari potremmo considerare un luogo di formazione di quel tipo di curiosità verso il nuovo che può spingere il passante occasionale, vale a dire il bacino di utenza di gran lunga più folto, a seguire i nostri discorsi.
Ma nel frattempo ci “accontentiamo” dei molti iniziati e smaliziati - facenti parte dell’elite del pubblico “internet savy” - che hanno già comunicato la loro partecipazione mediante la pagina di Mutazioni Digitali su Facebook, e a tutti gli altri che ci seguiranno in diretta e in differita su questo blog.
Vorrei chiudere questo primo post con due parole sulla mia collaborazione con Marco Traferri. E’ inutile dire che siamo legati a doppio filo dalla comune adesione al movimento del podcasting indipendente, che costituì in Italia uno dei nuclei più attivi del più ampio fenomeno degli User Generated Content. Con Marco, anche se a distanza, provammo a dimostrare che ognuno di noi, se armato di passione e di un pizzico di follia, poteva pubblicare sul web qualcosa che in radio e in TV non si sarebbe mai nè visto nè ascoltato, e ottenere un seguito del tutto inopinato. Poi, in occasione della presentazione del suo libro sul podcasting, potemmo conoscerci di persona, e in qualche modo “riconoscerci” in una generazione che è perfettamente a cavallo tra un forte consumo di “old style media” e una forte attrazione verso i nuovi strumenti di comunicazione. Mutazioni Digitali, in questa chiave, è quasi un passo obbligato, e - ho la presunzione di crederlo - non un passo più lungo della gamba.
Adesso quello che vi chiediamo è di “disturbarci”, di criticarci, di correggerci, perchè un evento come questo richiede un continuo scambio di pareri e di opinioni, anche e soprattutto “in corsa”. Perchè anche un ciclo di incontri pubblici può essere - come questo sarà - un contenuto User Generated, destinato a essere sempre condiviso con chi ci accompagnerà in questa avventura. Disturbate i manovratori, cercheremo di essere all’altezza dei vostri suggerimenti.